Lettera del Parroco Padre Natale Bellone ai parrocchiani
In occasione del suo XXXV anniversario di sacerdozio Padre Natale Bellone scrive ai suoi parrocchiani
Nella lettera, consegnata a casa dai Messaggeri porta a porta, messaggi per le autorità politiche locali, gli insegnanti, le forze dell'ordine, i giovani, le famiglie, le comunità parrocchiali, i medici e gli ammalati.
Carissimi miei parrocchiani,
in occasione del XXXV anniversario del mio sacerdozio, voglio mandarvi dall’OASI Maria SS. Assunta di Aci Sant’Antonio, dove sto facendo gli esercizi spirituali, questo messaggio, come il cuore me lo suggerisce.
Siamo nell’anno sacerdotale e meditando la figura del santo Curato d’Ars, che diceva che il sacerdozio, di cui egli si sentiva indegno, è una grazia di Dio per la sua Chiesa, e che essere sacerdoti santi è una ricchezza per tutta la Chiesa, com’è stata la sua umile persona, anche io vedo tutti questi anni del mio ministero sacerdotale come un grande dono del Signore, e l’Eucaristia il mio quotidiano ringraziamento a Lui per questo dono, che ogni giorno apprezzo e di cui, nello stesso tempo, mi sento indegno, come un vaso di creta nello svolgere questa missione. Chiedo perdono al Signore e a tutta la comunità per le mie fragilità.
La Misericordia di Dio è grande, e ogni giorno ne sperimento la Sua Bontà, come sperimento la comprensione da parte di tutta la comunità per le mie miserie, mentre sono ad essa grato per le preghiere, la misericordia e la collaborazione a me dimostrate, doni specifici di una comunità matura.
Vorrei ricordare questo XXXV anniversario prima con sentimenti di ringraziamento al Signore per avermi donato voi come comunità, il che è sempre una grazia, e poi con una preghiera perché assieme possiamo segnare la nostra vita col progetto di Dio.
- Mi rivolgo anzitutto a voi autorità politiche locali, che considero un momento di grazia per tutto quello che di positivo potreste fare oggi per la nostra comunità, e invece in questo momento sta mancando la vostra collaborazione con il disagio grave per tutta la comunità. Forse dovreste fare tutti un profondo esame di coscienza e, riflettendo bene sul mandato che avete ricevuto dalla comunità, trovare la tenacia politica per lavorare nello spirito di servizio per il bene comune del nostro paese, che tutti dobbiamo amare. “Custodite le piazze, i giardini, le strade, le scuole, fate che il volto di questa nostra città sia sempre sereno e pulito” (G. La Pira). Non fatevi ingabbiare da progetti egoistici, che turbano la pace e l’amicizia.
- Per gli operatori locali del mondo della scuola: voi che avete il ruolo fondamentale nella formazione di questi ragazzi, che sono la speranza del domani, sappiate formarli alla scienza ed educarli alla Sapienza della Vita (ricordiamoci che viviamo in una crisi profonda di valori) con tanta pazienza, con il buon esempio e con amorevolezza e amicizia.
- Alle locali forze dell’ordine, che siete come gli angeli custodi per il ruolo delicato nella comunità per prevenirci da ogni genere di violenza e tutelare i più deboli.
- Mi rivolgo all’Unità Sanitaria Locale (medici, paramedici e infermieri), ricordando il dott. Magistro, come esempio di grande dedizione nella sua missione.
- Mi rivolgo a tutta la comunità parrocchiale così ricca di gruppi, movimenti e comitati, ciascuno con un proprio carisma e un servizio per la comunità. Manifestiamo la gioia del nostro appartenere a Cristo lavorando con entusiasmo nella vigna del Signore.
- In particolare a padre Giorgio: la sua presenza è una grazia di Dio, in lui percepiamo l’universalità della Chiesa; preghiamo per la pace nel Pakistan. Nella fraternità sacerdotale collaboriamo; ti ringrazio per quello che fai per i ragazzi e i giovani, e auguri per il tuo anniversario di sacerdozio (14-09-‘90) .
- Un ricordo particolare per le nostre famiglie che portano tutto l’onere della disoccupazione, della crisi educativa di una società senza valori. Genitori, non perdete la fiducia in Dio, siate forti nell’amore e nella stima reciproca, che è la migliore medicina per educare i vostri figli, collaborate con la scuola, siate uniti nelle decisioni, educate i figli al sacrificio per assumersi le proprie responsabilità. Sappiate, con intelligenza, come vivono il loro tempo libero e siate i migliori educatori nella fede con la preghiera e l’esempio.
- Nelle famiglie siate uniti “la robba” non incrini la vostra fraterna benevolenza e rispettiamo gli anziani non lasciamoli soli. Leggete questo brano del vangelo di Luca (12, 13-21).
- Ai giovani: ricordo la storia raccontata dal nostro vescovo mons. Salvatore Muratore (il 22-07-09 nella visita pastorale): “ non vivete nelle gabbie come le galline ma volate in alto come aquile”. No a spinello, alcol, sesso, sballo…ma amicizia e amore puliti, limpidi e sinceri, rispetto, responsabilità, impegno… E mi auguro che possiate innamorarvi di Cristo. Sant’Agostino diceva: …il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te, o Signore! – Possa la nostra comunità favorirvi in tale incontro!
- Ai tanti nostri emigrati, che, grazie ad internet; contatto facilmente: quando vi vedo è una grande gioia, mi auguro che ogni volta che venite in paese possiate vivere tutte le nostalgiche emozioni che portate nel cuore. Il lavoro, la pace in famiglia, la benevolenza nell’ambiente in cui vivete sia l’habitat del vostro vivere sereni nell’amore del Signore.
- Infine mi rivolgo alle persone che soffrono per morti tragiche o premature, non abbiamo lacrime da versare. Questi tragici fatti ci devono insegnare che la vita è un dono meraviglioso e che volerci bene dovrebbe essere l’anima del nostro vivere in paese. Poi ci sono fratelli che soffrono per motivi di salute o anzianità: non lasciamoli soli. “Uno sguardo può vincere la solitudine”. Ritorniamo all’esortazione di Gesù: “visitare gli ammalati” - purtroppo ci sono molte persone che soffrono perché non si sentono amate, e qui prendiamo un tasto molto dolente che tocca tante nostre famiglie. Rendiamoci la vita meno amara! Diceva Pascal “di fronte alla propria croce c’è una scala: o si sale con Cristo nella Croce Gloriosa, o si sprofonda nel buio della disperazione”.
Affinché possiamo crescere come comunità il Signore ci consegna tre brani della sua parola per confrontarci, per sollecitarci ad una conversione permanente, e quindi incamminarci sulla strada della santità.
- Lc 10, 38-42: “ Marta, Marta tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una è la cosa di cui c’è bisogno, Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà mai tolta.” Dobbiamo convincerci che il rapporto personale con il Signore è essenziale nella nostra vita di Fede; che si alimenta con l’Eucaristia, la Confessione, le preghiere (la liturgia delle ore, il santo rosario). Mi risuonano le parole del vescovo: se uno non partecipa all’Eucaristia, dubito della sua fede. Le attività, se non sono alimentate dalla preghiera, inaridiscono, “…senza di me non potete far nulla…” ha detto Gesù.
- Gv 13,1-20: la lavanda dei piedi precede l’Eucaristia; questo gesto di Gesù rimanda alla purificazione (la confessione). Pietro non voleva farsi lavare: ma abbiamo bisogno della purificazione per essere come ci vuole il Signore Gesù, capaci cioè di lavarci i piedi l’uno dell’altro perché tutti portiamo la puzza delle nostre debolezze: “da ciò vi riconosceranno che siete miei discepoli se vi amate gli uni gli altri”. Ricordiamoci che, se manca questa nota nel nostro vissuto cristiano, non siamo niente, non siamo cristiani (le divisioni, l’invidia, il mormorarci, il giudicarci, ci rendono l’aria invivibile). Dobbiamo vedere l’altro come una grazia di Dio. Vi ricordate papa Giovanni XXIII, quando si affacciò in piazza San Pietro, disse: “date una carezza ai bambini… guardiamo negli altri ciò che ci unisce”. Seguiamo l’invito di questo papa che ha avvicinato l’umanità: noi in piccolo dobbiamo portare amore, perché è di questo che ha bisogno il mondo.
- Lc 10,30-37: la parabola del buon samaritano ci deve far riflettere che il Signore elogia non il sacerdote e il levita (diremmo gli uomini di Chiesa) ma lo scomunicato, per ricordarci che di fronte a Dio ciò che conta sono le opere; “non chi dice: - Signore, Signore ! – entrerà nel regno dei cieli ma colui che fa la volontà del Padre mio”. Nell’apostolato scommettiamo il nostro essere Chiesa: “qualunque cosa avete fatto ad uno dei più piccoli, l’avete fatto a me”. Avere cura dei ragazzi, visitare i malati, impegnarsi come catechisti, avvicinare il fratello in ogni azione apostolica, nelle opere di misericordia spirituale e corporale: questo ci chiede il Signore, quando ci esorta a lavorare nella Sua vigna per costruire il Regno di Dio. Mi piace concludere con uno slogan dei Cursillisti: ULTREYA! (che significa: andiamo avanti!), e non è altro che andare dietro a Gesù, che ci dice: “vieni e seguimi”.
Con la Vergine Maria, sotto il titolo delle Grazie, Stella della Speranza; con gli Angeli e i Santi del Cielo, in particolare San Prospero martire nostro Patrono, camminiamo sempre nella gioia del Signore! Amen Alleluia!!!
Parroco Sac. Natalino Bellone